domenica 27 novembre 2011

LA TRASCENDENZA DELLA BHAGAVAD GITA di MICHELE PERROTTA












Il Senso anagogico di un testo sacro è quello secondo cui le cose terrene sono considerate come simbolo delle cose celesti – la via che va verso l’alto o l’elevazione dell’anima attraverso la conoscenza nella contemplazione del divino.

In India vengono presi in considerazione quattro livelli diversi di Verità o Realtà; è curioso vedere come la verità storica sia situata, come importanza, al livello più basso, mentre tra le verità più elevate troviamo quella mistica e/o quella del cuore.

Ecco perché ritengo importantissima l’esperienza del misticismo in ogni religione, più che la ricerca della storicità della questione teologica o della normale dottrina letterale.

Si può credere in Dio e sentirlo vivente, senza averlo mai incontrato o riscontrato storicamente in questo mondo; sono infatti convinto che attraverso un percorso interiore, il velo sull’infinito e su Dio, può essere rivelato al nostro Io - affinché ciò avvenga è necessario considerare Dio un nostro intimo amico che risiede nel nostro cuore.

Il Dio del Cuore si presenterà a chi lo amerà con tutto sé stesso!
Solo così la chiave individuale o l’intimo (l’Io) si espanderà nell’universale.

Michele Perrotta.


"LA FORMA CHE STAI VEDENDO CON OCCHI TRASCENDENTALI NON PUO’ ESSERE COMPRESA CON LO STUDIO DEI VEDA, NE’ CON SEVERE AUSTERITA’, NE’ CON ATTI CARITATEVOLI, NE’ CON L’ADORAZIONE RITUALE. NESSUNO, PER QUESTE VIE, POTRA’ VEDERMI COSI’ COME SONO".
(Bhagavad Gita – Cap. 11 Verso 53)



La Trascendenza Della Bhagavad Gita Di Michele Perrotta


“OVUNQUE SI TROVI KRISHNA, IL MAESTRO DI TUTTI I MISTICI, OVUNQUE SI TROVI ARJUNA, L’ARCIERE SUPREMO, LA’ SENZA DUBBIO REGNANO ANCHE OPULENZA, VITTORIA, STRAORDINARIA POTENZA E MORALITA’”.
(Bhagavad Gita – Cap. 18 Verso 78)